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“La cosa importante non è tanto che ad ogni bambino debba essere insegnato, quanto che ad ogni bambino debba essere dato il desiderio di imparare.” JOHN LUBBOCK

UNA ZEBRA UN PO’ SPECIALE

E’ una zebra un po’ speciale,

non è proprio un animale,

e se ci cammini sopra

non si fa neppure male.

Serve per attraversare

Con un po’ di sicurezza,

ma attenzione, per passare

usa sempre la prudenza!

Con la zebra sull’asfalto,

come un ponte in bianco e nero,

vai da un marciapiede all’altro…

e ci arrivi tutto intero. 

ZebraEDUCAZIONE STRADALE

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LE VOCALI

FILASTROCCA SULLE VOCALI      

 vocali

A con due gambe
E con tre braccia
I magrolina
O tonda in faccia
U guarda in su
e di vocali non ce ne sono più.

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Stelle sulla terra ✰

“Stelle sulla terra” è un film drammatico del 2007 diretto da Aamir Khan. Prodotto da Bollywood, racconta la storia di un bambino di nove anni che soffre di dislessia (allora non molto conosciuta) ,che è stata identificata in seguito da un insegnante con DSA.

Ishaan è un bambino con grandi difficoltà a scuola. Sta ripetendo la terza classe ed ogni materia rappresenta per lui un problema. Dopo un incontro con gli insegnanti, i genitori decidono di iscrivere il bambino in un collegio dove diventa amico del più bravo della classe. Ishaan vive questa nuova situazione come una punizione e soffre molto per la separazione dalla famiglia; inoltre anche nel nuovo istituto il bambino non riesce a fare progressi e sprofonda nella depressione, fino all’arrivo di un nuovo maestro di arte. Il maestro, dislessico lui stesso, si rende subito conto di trovarsi davanti un bambino con dislessia ed allo stesso tempo rimane profondamente colpito dalla creatività e dal talento che Ishaan dimostra nell’arte e nel disegno. Decide di prendersi personalmente cura del bambino. Intraprende con lui un percorso di riabilitazione nella lettura e nella scrittura ed indice una gara di pittura per tutta la scuola per permettergli di mostrare la sua grandissima abilità in questo campo. Ishaan fa un bellissimo disegno ed arriva primo battendo il proprio maestro e finalmente sul suo viso è stampato un sorriso.

stelle sulla terra

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Colours (English)

Colours

colours..

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VI RACCONTIAMO UNA STORIA

Vi raccontiamo una storia

Si tratta di un PowerPoint riadattato da un lavoro creato con ActiveInspire (http://www1.prometheanplanet.com/it/server.php?show=nav.20000 ) un software per la LIM.

Questo lavoro è destinato agli alunni della classe seconda primaria.

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IL PICCOLO PRINCIPE E LA ROSA

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CAPITOLO XXI DE “IL PICCOLO PRINCIPE”, ANTOINE DE SAINT-EXUPÉRY ☆ ✰

il-piccolo-principe-e-la-volpe

In quel momento apparve la volpe.

“Buon giorno”, disse la volpe. “Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. “Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…” “Chi sei?” domandò il piccolo principe, “sei molto carino…” “Sono una volpe”, disse la volpe. “Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono così triste…”

“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomestica”. “Ah! scusa”, fece il piccolo principe.

Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: “Che cosa vuol dire ?” “Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?” “Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.

“Che cosa vuol dire <>?” “Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?” “No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire <>?”

“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire …” “Creare dei legami?” “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.

“Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…” “E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…” “Oh! non è sulla Terra”, disse il piccolo principe.

La volpe sembrò perplessa:                                             

“Su un altro pianeta?” “Si”.

“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?” “No”. “Questo mi interessa. E delle galline?” “No”.

“Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea: “La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: “Per favore… addomesticami”, disse.

“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”. “Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”

“Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.

“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”

Il piccolo principe ritornò l’indomani.

“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.

“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe. “Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.

Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe, “… piangerò”. “La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…” “E’ vero”, disse la volpe. “Ma piangerai!” disse il piccolo principe. “E’ certo”, disse la volpe. “Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”. Poi soggiunse: “Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.

Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.

“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo”. E le rose erano a disagio.

“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”.

E ritornò dalla volpe.

“Addio”, disse.

“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.

“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. “E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…” “Io sono responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

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